I nomi delle asana in sanscrito: il glossario per capire cosa dici sul tappetino — Parte 1
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I nomi delle asana in sanscrito: il glossario per capire cosa dici sul tappetino — Parte 1

Silvia Ghigliazza

Silvia Ghigliazza

Insegnante di Yoga

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Sei in lezione, l'insegnante dice "andiamo in Adho Mukha Svanasana" e tu pensi: ma cosa significa davvero questo nome? Tranquilla, è successo a tutte. Quei nomi sanscriti, all'inizio, sembrano formule magiche impronunciabili. Eppure, una volta che ne scopri la logica, diventano un gioco — e capirli rende la pratica molto più ricca e divertente.

Da Yogini con la valigia ho imparato che dietro ogni nome c'è quasi sempre un'immagine concreta: un animale, una parte del corpo, un saggio, un elemento della natura. Inauguro qui un piccolo glossario a puntate per decifrarli insieme. In questa Parte 1 partiamo dalle basi e dalle posizioni che prendono il nome dagli animali — le più immediate e poetiche.

Perché le asana hanno nomi in sanscrito?

Il sanscrito è l'antica lingua in cui è stata tramandata gran parte della tradizione yoga. Usare i nomi originali è un modo per restare legati a quelle radici millenarie e per parlare una lingua comune: "Tadasana" è Tadasana in Italia, in India o in Brasile. È un piccolo filo che unisce chi pratica in ogni angolo del mondo.

La parola chiave: «asana»

Il primo trucco è semplicissimo: quasi tutti i nomi delle posizioni finiscono in -asana, che significa "postura" (in origine, "posizione seduta"). Quindi ogni volta che senti quella terminazione, sai già che si parla di una posa. Tutto ciò che viene prima del suffisso descrive che cosa rappresenta. Smontiamo i nomi come piccoli mattoncini e diventa tutto chiaro.

I prefissi ricorrenti (il tuo decoder)

Alcune parole tornano di continuo: imparale una volta e riconoscerai decine di asana al volo.

  • Eka = uno · Dwi = due · Tri = tre (es. Eka Pada = una gamba).
  • Adho = verso il basso · Urdhva = verso l'alto (es. Urdhva = rivolto in alto).
  • Mukha = viso/rivolto (es. Adho Mukha = a faccia in giù).
  • Supta = sdraiato · Utthita = esteso/in piedi.
  • Parivritta = ruotato/in torsione · Ardha = metà (es. Ardha = mezza posizione).
  • Pada = piede/gamba · Hasta = mano · Janu = ginocchio · Sirsa = testa.

Vedi? Con questi pochi mattoncini, un nome lunghissimo come "Adho Mukha Svanasana" smette di spaventare: adho (giù) + mukha (faccia) + svana (cane) + asana (postura) = il cane a faccia in giù.

Le asana che prendono il nome dagli animali

L'antico yoga osservava la natura e ne traeva ispirazione. Moltissime posizioni nascono dall'imitazione degli animali — del loro modo di muoversi, riposare, difendersi. Ecco le più comuni, smontate parola per parola:

  • Bhujangasana (Cobra) — da bhujanga (serpente/cobra) + asana. L'apertura del petto che imita il serpente che solleva la testa.
  • Adho Mukha Svanasana (Cane a faccia in giù) — svana (cane): l'allungamento del cane che si stira.
  • Marjariasana (Gatto) — da marjari (gatto): la schiena che si inarca come quella di un gatto.
  • Bitilasana (Mucca) — il contro-movimento del gatto, spesso abbinato ad esso.
  • Ustrasana (Cammello) — da ustra (cammello): un'ampia apertura all'indietro.
  • Bakasana (Gru) o Kakasana (Corvo) — baka (gru), kaka (corvo): l'equilibrio sulle braccia.
  • Matsyasana (Pesce) — da matsya (pesce): l'apertura della gola e del petto.
  • Shalabhasana (Locusta/Cavalletta) — da shalabha: il rinforzo della schiena a pancia in giù.
  • Go Mukhasana (Testa di vacca) — go (vacca) + mukha (viso/muso): la forma che ricorda il muso dell'animale.
  • Mayurasana (Pavone) — da mayura (pavone): un impegnativo equilibrio sulle braccia.

La prossima volta che senti uno di questi nomi, prova a immaginare l'animale: capirai subito la forma e l'intenzione della posizione. È il modo più dolce per memorizzarle.

Continua nei prossimi glossari

Questa è solo la prima tappa. Nelle prossime puntate del glossario esploreremo le asana che prendono il nome dalle parti del corpo, quelle dedicate ai grandi saggi della tradizione, e quelle ispirate agli elementi e agli oggetti della natura. Un piccolo dizionario che cresce a ogni articolo.

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Domande frequenti sui nomi delle asana

In sanscrito asana significa "postura" e, in origine, "posizione seduta". È il suffisso che ritrovi alla fine di quasi tutti i nomi delle posizioni yoga.

No, non è obbligatorio per praticare. Ma conoscerli rende la pratica più consapevole, ti aiuta a seguire qualsiasi lezione nel mondo e ti avvicina alle radici dello yoga. E, una volta capita la logica, è anche divertente.

Perché lo yoga antico osservava la natura e ne imitava le forme e i movimenti. Cobra, gatto, cane, cammello: ogni animale ispira una postura che ne richiama la qualità.

La "h" dopo una consonante (come in bha, dha, tha) indica un suono aspirato, leggermente soffiato. Non serve la perfezione: l'importante è avvicinarsi e praticare con rispetto.

Conoscere il nome di una posizione è come conoscere il nome di un fiore: lo guardi con occhi diversi, e all'improvviso ti parla. — Silvia

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