
Il 108: il numero sacro dello yoga
Silvia Ghigliazza
Insegnante di Yoga
Se pratichi yoga, prima o poi il 108 ti si presenta davanti. È il numero dei grani di una mala, quello dei saluti al sole che si ripetono al cambio di stagione, la scritta che campeggia sul palco di certi festival. Torna, e ritorna. Al punto che a un certo momento ti chiedi: ma perché proprio questo numero?
La risposta non è una sola, ed è proprio questo il bello. Il 108 è forse il numero più amato dallo yoga e dall'intera tradizione indiana, e attraversa i suoi testi, il suo modo di guardare il cielo, la sua idea del corpo. Ho provato a raccoglierlo qui in modo ordinato e semplice — perché non serve essere esperti per lasciarsene affascinare — ma abbastanza completo da poterci tornare ogni volta che quel numero ricompare sul tuo cammino.
Dove incontri il 108
Prima di capire da dove arriva, guardiamo dove vive oggi. Lo trovi sulla mala, la collana da meditazione, che ha esattamente 108 grani. Lo trovi nei 108 saluti al sole che tanti insegnanti propongono ai passaggi importanti dell'anno. Lo trovi nel nome di eventi e festival dedicati al benessere. E lo trovi nei mantra, spesso recitati proprio 108 volte. È come se la tradizione avesse scelto questo numero come sua firma.
Le origini: un numero antico
Il 108 affonda le radici nella cultura vedica, quella da cui lo yoga stesso è nato migliaia di anni fa in India. Non c'è una singola data o un unico testo in cui compare per la prima volta: è piuttosto un numero che ricorre, come un motivo musicale, in ambiti diversi — l'astronomia, la geometria sacra, la spiritualità — fino a diventare un simbolo condiviso di totalità e di ordine cosmico. Gli antichi lo consideravano un numero capace di contenere il tutto: il cielo, la terra e chi li osserva.
Il 108 nei testi sacri
È soprattutto nei testi della tradizione che il 108 prende corpo. Le Upanishad — gli scritti filosofici che stanno alla radice del pensiero yoga e indagano il rapporto tra l'anima individuale e l'assoluto — sono, secondo il canone più conosciuto (il Muktika), esattamente 108. Un numero non casuale, scelto proprio per dire completezza.
Da lì il 108 si è moltiplicato ovunque nella devozione: 108 sono i nomi con cui si invocano le divinità, 108 i luoghi sacri (i pitha) meta di pellegrinaggio, 108 — nella tradizione — le compagne di Krishna. Recitare un nome, o un mantra, 108 volte è considerato un modo per compiere il cerchio, per dire tutto ciò che c'è da dire.
Il significato: uno, vuoto, infinito
C'è una lettura, semplice e bellissima, che parte dalle sue tre cifre. L'1 è l'unità: il principio, ciò che è uno, la coscienza da cui tutto ha origine. Lo 0 è il vuoto e insieme la pienezza: il silenzio, lo spazio da cui nasce ogni cosa. L'8, coricato, è il simbolo dell'infinito: ciò che non ha fine. Uno, vuoto, infinito — il 108 racchiude in tre segni l'intero viaggio spirituale: dall'io, attraverso il silenzio, verso qualcosa di senza confini.
Il 108, il cielo e i numeri
Una delle suggestioni più affascinanti arriva dall'astronomia. Si dice che la distanza tra la Terra e il Sole sia circa 108 volte il diametro del Sole, e che lo stesso valga, quasi per magia, per la Luna rispetto alla Terra. Sono misure approssimative, e non è questo il punto: ciò che colpisce è l'idea che quel numero mettesse in relazione, agli occhi degli antichi, il corpo di chi pratica con il ritmo del cosmo. Un ponte tra il piccolo e l'immenso.
C'è di più, e riguarda i numeri puri. Nell'astrologia vedica i 9 pianeti moltiplicati per i 12 segni danno 108; e le 27 costellazioni lunari (i nakshatra), divise ciascuna in 4 quarti, danno di nuovo 108. Persino l'alfabeto sanscrito, con le sue 54 lettere lette in forma maschile e femminile, arriva a 108. E c'è una piccola meraviglia matematica: 1 elevato a 1, per 2 elevato a 2, per 3 elevato a 3 — cioè 1 × 4 × 27 — fa esattamente 108. Come se il numero volesse ricordarti, da ogni direzione, la stessa cosa: qui è racchiuso il tutto.
Il 108 nel corpo
Il numero non riguarda solo il cielo, ma anche il corpo sottile — quello di cui parla lo yoga quando descrive l'energia che ci attraversa. La tradizione racconta di 108 nadi, i canali energetici, che convergono nel cuore, nel centro chiamato anahata. E l'Ayurveda, la medicina antica indiana, descrive 107 punti marma, i punti vitali del corpo: c'è chi considera la mente il 108°, l'ultimo, quello che tiene insieme tutti gli altri. Anche qui, il 108 è il numero della completezza.
La mala: 108 grani per meditare
Il luogo dove il 108 diventa gesto quotidiano è la mala. È la collana — o il bracciale — che si usa per contare le ripetizioni di un mantra durante la meditazione, una pratica chiamata japa. I grani sono 108, più uno: il grano del maestro, un po' più grande, da cui si parte e a cui si torna senza mai scavalcarlo, come segno di rispetto. Far scorrere i grani tra le dita, ripetendo un suono, è un modo semplicissimo per riportare la mente al presente: quando arrivi al 108° hai chiuso il cerchio.
I 108 saluti al sole
C'è poi un modo in cui il 108 diventa pratica pura: i 108 saluti al sole. Per tradizione si eseguono ai passaggi dell'anno — i solstizi, i cambi di stagione — come rito per chiudere un ciclo e aprirne un altro. Non è una prova di resistenza: è una meditazione in movimento. Ripetere lo stesso gesto così tante volte spegne a poco a poco la mente che rincorre, e a un certo punto non sei più tu che fai il saluto: è il saluto che fa te.
Tutti i 108 dello yoga: l'elenco
Ti sei mai chiesta quante volte il 108 ritorni davvero? Ho raccolto qui, in un unico sguardo, tutti i luoghi in cui questo numero compare nello yoga e nella tradizione indiana. Tienilo come piccola mappa: ognuna di queste voci può diventare, da sola, un viaggio.
- ●108 grani della mala, la collana da meditazione — più uno, il grano del maestro.
- ●108 Upanishad, i testi filosofici alla radice dello yoga (canone Muktika).
- ●108 nadi, i canali dell'energia che convergono nel cuore (anahata).
- ●108 punti vitali: 107 marma secondo l'Ayurveda, più la mente come 108°.
- ●108 saluti al sole, praticati ai solstizi e ai cambi di stagione.
- ●108 ripetizioni di un mantra, per completare un ciclo di meditazione (japa).
- ●108 nomi con cui si invocano le divinità, da Shiva a Vishnu alla Dea.
- ●108 luoghi sacri (pitha), meta di pellegrinaggio.
- ●108 gopi, le compagne di Krishna nella tradizione.
- ●108 karana, le posizioni della danza sacra di Shiva (Natya Shastra).
- ●54 lettere dell'alfabeto sanscrito, in forma maschile e femminile: 54 × 2 = 108.
- ●9 pianeti × 12 segni zodiacali = 108, nell'astrologia vedica.
- ●27 costellazioni lunari (nakshatra) × 4 quarti (pada) = 108.
- ●1 × 4 × 27 = 108: la piccola meraviglia matematica di 1¹ × 2² × 3³.
- ●Circa 108 volte il diametro del Sole: tale è, all'incirca, la distanza dalla Terra (e vale anche per la Luna).
- ●108 desideri da superare nella tradizione buddhista, da cui i 108 rintocchi di campana.
Perché conta oggi nella tua pratica
Non serve credere alla numerologia per lasciarsi toccare dal 108. Il suo valore, oggi, è soprattutto un invito: alla ripetizione come forma di presenza, all'intenzione con cui ci si siede sul tappetino, all'idea che ogni pratica sia un cerchio che si chiude. La prossima volta che lo incontri — su una mala, in una lezione, sul palco di un festival — sai che non è un numero qualsiasi. È un piccolo promemoria: sei parte di qualcosa di più grande, e di completo.
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Domande frequenti
Perché ricorre in tutta la tradizione indiana come simbolo di completezza e di unione con il tutto: 108 sono le Upanishad del canone Muktika, 108 i nomi del divino, 108 i grani della mala. Non ha un'unica origine, ma un insieme di significati che si sono sommati nei secoli.
Non esiste un singolo testo che lo introduce: il 108 emerge nella cultura vedica dell'India antica e ricorre in ambiti diversi — i testi sacri, l'astronomia, la descrizione del corpo sottile — fino a diventare un simbolo condiviso di totalità.
La mala serve a contare le ripetizioni di un mantra durante la meditazione (japa): 108 grani corrispondono a 108 ripetizioni. C'è quasi sempre un grano in più, il grano del maestro, che segna l'inizio e la fine del giro e non si scavalca.
Una lettura diffusa vede nell'1 l'unità e il principio, nello 0 il vuoto e la pienezza, nell'8 (coricato) l'infinito. Insieme raccontano il cammino spirituale: dall'io, attraverso il silenzio, verso ciò che non ha fine.
Sono una sequenza di 108 saluti al sole praticata per tradizione ai cambi di stagione o ai solstizi, come rito di passaggio. Più che una sfida fisica, è una meditazione in movimento: la ripetizione porta la mente al presente.
Il 108 non è un numero da capire, ma da sentire: è il modo in cui la tradizione ci ricorda che siamo parte di qualcosa di più grande. — Silvia





















