
Yoga in volo: la pratica che ti porti anche a 10.000 metri
Silvia Ghigliazza
Insegnante di Yoga
Undici ore di volo. Il finestrino è buio, il film è finito, la schiena si è indurita da un pezzo. Ti sposti di qualche centimetro nel sedile cercando una posizione che non arriva, e pensi: mancano ancora sei ore. Se hai mai affrontato un lungo raggio, questa scena la conosci — e di solito la accettiamo come un pedaggio inevitabile del viaggiare.
Ma se ti dicessi che una parte di quelle ore puoi trasformarla? Non ti serve spazio, non ti serve un tappetino, non devi nemmeno alzarti dal sedile. Lo yoga, quello vero, non è la posizione spettacolare: è tornare nel corpo e nel respiro. E quello puoi farlo ovunque — anche stretta in classe economica, con il vicino che dorme e il carrello che passa.
È il senso stesso del mio essere "la Yogini con la valigia": la pratica non resta a casa quando parti. Ti accompagna. E in volo, dove il corpo fa più fatica, può diventare la tua migliore compagnia di viaggio.
Cosa succede al corpo quando resti ferma per ore
Il corpo non è fatto per stare immobile, e un aereo è forse il posto dove lo dimentichiamo di più. Poche ore nella stessa posizione e collo, spalle e zona lombare cominciano a irrigidirsi; le gambe si fanno pesanti; il respiro, senza che ce ne accorgiamo, si accorcia. Ci aggiungi l'aria secca, il rumore costante, il tempo sospeso — ed ecco perché spesso si atterra più stanchi di quando si è partiti.
La buona notizia è che bastano piccoli gesti, ripetuti, per cambiare le cose. Non servono esercizi complicati: servono i gesti giusti, fatti con attenzione. Te ne lascio tre, quelli che uso io ogni volta che salgo su un aereo.
1. Il respiro: la cosa più semplice, e la più potente
Se puoi fare una cosa sola in volo, fai questa. Il respiro è l'unico strumento che hai sempre con te, non disturba nessuno e non si vede: nessuno saprà mai che stai praticando.
Il segreto è allungare l'espirazione. Inspira dal naso contando fino a quattro, poi espira lentamente — sempre dal naso — contando fino a sei, o fino a otto se ti viene comodo. L'espirazione più lunga dell'inspirazione è ciò che dice al corpo che può rallentare: il battito si calma, le spalle scendono, la mente smette di rincorrere. Cinque minuti così, magari al decollo o quando l'agitazione sale, e senti la differenza. Senza forzare mai: se ti manca l'aria, hai esagerato — accorcia.
2. Tre movimenti che nessuno noterà
Non devi alzarti né invadere lo spazio di chi ti sta accanto. Questi si fanno da seduta, in silenzio, con gesti piccoli — ma nei punti che in volo soffrono di più:
- ●Le caviglie. Solleva leggermente i piedi e disegna dei cerchi lenti con le punte, prima in un senso poi nell'altro. Le gambe ferme sono le prime a farsi pesanti: questo semplice movimento le risveglia.
- ●Il collo. Lascia scendere l'orecchio verso la spalla, con dolcezza, e respira lì per qualche istante; poi cambia lato. È dove si accumula la tensione delle ore passate a guardare uno schermo troppo vicino.
- ●Il torace. Porta le mani sulle ginocchia, allunga la schiena verso l'alto e apri leggermente il petto, come se volessi allontanare lo sterno dal grembo. Contrasta quel raggomitolamento in avanti che il sedile ci impone per ore.
Fanne uno ogni volta che te ne ricordi. Non è la singola posizione a fare la differenza: è tornare a muoverti a piccole dosi, invece di irrigidirti per undici ore di fila.
3. Chiudere gli occhi (e lasciarsi accompagnare)
C'è un'ultima cosa, ed è quella che trasforma il volo da tempo da sopportare a tempo per te. Metti le cuffie, scegli un suono che ti piace — musica lenta, un tappeto sonoro, persino il rumore bianco dei motori va benissimo — chiudi gli occhi e porta l'attenzione al respiro. Non devi "svuotare la mente": devi solo posarla da qualche parte. Ogni volta che scappa via, la riporti al respiro. Con gentilezza, mille volte se serve.
È mindfulness, ed è il modo più semplice per non arrivare a destinazione con la testa in mille pezzi. Qualche minuto così, ripetuto durante il volo, e scendi dall'aereo più centrata, meno svuotata, con meno di quel fastidio confuso che chiamiamo jet lag — pronta a vivere davvero il posto in cui sei arrivata, invece di doverti prima riprendere.
↗E se non riesci a staccare nemmeno in vacanza?
Il respiro lungo e il tempo per sé non servono solo in volo: ecco perché il corpo a volte non recupera, e cosa lo aiuta a rallentare davvero.
Un'idea che sto portando più in alto
Ti confesso una cosa. A furia di praticare in aereo, viaggio dopo viaggio, ho iniziato a mettere ordine in tutto questo: una vera piccola routine pensata su misura per la cabina, dove ogni gesto, ogni respiro e ogni momento di quiete sono al posto giusto. È un progetto a cui sto lavorando con cura, e che mi piacerebbe un giorno vedere accompagnare i viaggiatori proprio lì, tra le nuvole. Ma questa è un'altra storia, e te la racconterò a tempo debito.
Intanto, se vuoi partire attrezzata, ho preparato per te una piccola guida con la mia routine per i voli lunghi — quella che uso davvero. Scrivimi "VOLO" e te la mando prima della tua prossima partenza: la porti con te e la apri quando il finestrino si fa buio e mancano ancora sei ore.
↗Richiedi la mini-guida "Yoga in volo"
Scrivimi VOLO e ti mando la mia routine per i viaggi lunghi: respiro, movimenti e presenza per arrivare a destinazione più leggera.
Domande frequenti
Sì, ed è pensato proprio per quello. Nessuno di questi gesti richiede di alzarsi o di occupare spazio: respiro, movimenti delle caviglie, del collo e del torace si fanno tutti da seduta, senza disturbare chi ti sta accanto.
No. Non ci sono posizioni difficili da imparare: sono gesti semplici e naturali. Se non hai mai fatto yoga, il volo può anzi essere un modo dolce per scoprire quanto conti il respiro.
Un po' alla volta, in più momenti: qualche respiro al decollo, i movimenti ogni volta che senti la rigidità arrivare, la parte di quiete quando vuoi riposare. Meglio piccole dosi ripetute che una sola sessione lunga.
Il respiro lento è uno degli strumenti più efficaci per calmare l'agitazione: allungare l'espirazione aiuta il corpo a sentirsi più al sicuro. Non sostituisce un supporto specifico se la paura è forte, ma per la tensione dei momenti difficili è un alleato prezioso.
Lo yoga non è il tappetino né la posizione perfetta. È il respiro che ti riporta a casa, ovunque tu sia — anche a diecimila metri d'altezza. — Silvia



















