
Wanderlust 108 Milano: un giorno che non dimenticherò
Silvia Ghigliazza
Insegnante di Yoga
Ci sono giornate che credi di aver già capito prima ancora di viverle. Partivo con grandi aspettative — il Wanderlust è una garanzia — e invece mi sono ritrovata a provare qualcosa che non avevo previsto, e che faccio ancora fatica a mettere in parole. Sabato 26 settembre, al parco di CityLife a Milano, ho vissuto uno di quei giorni che ti spostano di un passo, senza che tu te ne accorga.
L'energia, lì, non era un modo di dire: si toccava con mano. Migliaia di persone nello stesso posto, tutte contente di esserci, tutte disposte a lasciarsi andare insieme. E in mezzo c'ero io, con il cuore già aperto prima ancora di srotolare il tappetino.
Cos'è il Wanderlust 108
Se non lo conosci: il Wanderlust è il più grande circuito internazionale dedicato al benessere, e il format «108» è la sua giornata all'aperto, in cui yoga, meditazione e musica si intrecciano e diventano un'esperienza collettiva. In Italia, nel 2026, ha toccato quattro tappe: una a Venezia, due a Milano e una a Roma. Io ho vissuto quella milanese, a CityLife, con i grattacieli a fare da cornice a una distesa di tappetini.
E quel 108 che ricorre ovunque — sul palco, sui cartelli — non è un dettaglio grafico: è il numero sacro dello yoga, simbolo di completezza. Se ti incuriosisce, ne ho scritto a parte.
↗Cosa significa davvero «108»
Dalla mala ai saluti al sole: perché questo numero ricorre ovunque nello yoga, e cosa rappresenta.
L'intention: la gratitudine
La pratica del mattino si è aperta con un'intenzione dedicata alla gratitudine, e mi ha colpita in pieno petto. Con gli occhi chiusi, davanti al palco, ho visto scorrere tutto il mio percorso: gli sforzi, le scelte prese a volte con la paura ma sempre con il coraggio, le porte che ho avuto la testardaggine di aprire.
È stata gratitudine verso me stessa, per essere arrivata fin qui. E gratitudine verso gli altri: quelle persone che ci sono sempre state, che non hanno mai dubitato del mio valore anche quando io stessa lo mettevo in discussione. Vederle passare una a una, nel silenzio di quella folla immensa, mi ha commossa. Non capita spesso di sentirsi così piena e così leggera nello stesso istante.
Quando gli sconosciuti diventano famiglia
La cosa che mi ha travolta di più, però, è stata la connessione con gli altri. Srotoli il tappetino accanto a perfetti sconosciuti e, senza sapere come, a un certo punto vi prendete per mano, vi guardate negli occhi, vi sorridete. Qualcuno, con gli occhi lucidi, si lascia andare a un abbraccio. Non ci si conosce, eppure ci si riconosce.
È questo il piccolo miracolo del Wanderlust 108: yoga, meditazione e musica che insieme smuovono qualcosa di profondo — quella shakti, quell'energia — e trasformano una folla in comunità. Insegnanti bravissimi, un clima luminoso, una giornata calda e piena di sole. Le treccine, i visi dipinti con colori tribali, le risate. Leggerezza e profondità nello stesso respiro.
Cosa mi porto a casa
Mi porto a casa tre cose. L'energia, prima di tutto: la certezza fisica che non fosse fuori, sul palco o nella musica, ma dentro di me — bastava lasciarla salire. Il coraggio, poi: quello di continuare a seguire questa strada senza chiedere il permesso. E una convinzione più salda che mai.
Lo sapevo già, ma là l'ho sentito nelle ossa: lo yoga non è performance, non è perfezione. Lo yoga sei tu — come lo vivi, come lo porti, come lo esprimi. E lo puoi esprimere in mille modi diversi, non per forza in un'asana: in un sorriso, in un abbraccio, in un istante di meditazione, nel modo in cui tieni la mano di una sconosciuta. È tutto yoga, se è vero.
Ma la cosa più grande che mi porto a casa è una consapevolezza: questa è la mia casa. Questa è la mia via, ed è qui che voglio stare, da nessun'altra parte. Continuerò a studiare, continuerò a viaggiare — per portare sempre qualcosa di nuovo, e di più, nel cuore delle persone con cui avrò il privilegio di condividere tutto questo. Sono grata al Wanderlust per avermi invitata come Wayfarer e per avermi ricordato, ancora una volta, perché faccio quello che faccio.
↗Pratichiamo insieme
Se anche tu vuoi vivere lo yoga come esperienza — al tuo ritmo, senza performance — scopri come possiamo praticare insieme, a Savona e non solo.
Domande frequenti
È la giornata all'aperto del circuito internazionale Wanderlust dedicato al benessere: un'esperienza collettiva che unisce yoga, meditazione e musica. Il nome richiama il 108, numero sacro nella tradizione yoga e simbolo di completezza.
Nel 2026 il Wanderlust 108 ha toccato quattro tappe italiane: una a Venezia, due a Milano e una a Roma. Io ho partecipato all'edizione milanese, al parco di CityLife, il 26 settembre.
No. Le pratiche sono pensate per accogliere tutti, principianti compresi. Non conta la performance: conta esserci e lasciarsi attraversare dall'esperienza, ognuno al proprio livello.
Lo yoga non è un'asana perfetta. È come lo vivi e come lo porti: puoi esprimerlo in un sorriso, in un abbraccio, in un respiro. — Silvia





















